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venerdì 30 agosto 2019

RACCONTO DEI TRE MOSCHETTIERI DEL FARO TERZA PARTE

ecco il terzo post.

Carissimi amici e amiche come vedete
la bella storia continua con la terza parte
anche qui qualche foto che ricorda Desenzano
 Luca lo scrittore!!!
il Guardiano il poeta

Avventura sull’isola che c’è parte 5

Cosa fossero quelle barche rimase appesa tra gli alberi della nostra amata isola, e Nigel decise di fare a turno sul faro, pertanto decidemmo io e il guardiano di vegliare durante la notte per il timore di un attacco improvviso.
Tomaso ci raccontò cosa stava succedendo sulla terra ferma, e noi con la tristezza nel cuore pensavamo ai nostri cari amici rimasti lì nel vortice degli eventi.
Dopo alcuni giorni io notai dei rottami rimasti incagliati sugli scogli davanti all’isola. Li feci notare a Nigel e immediatamente salimmo sulla nostra scialuppa di salvataggio che di solito usiamo tutt’ora per recuperare i naufraghi o accogliere le navi le quali trovano difficile entrare nel nostro porticciolo. Dopo alcune remate raggiungemmo il primo scoglio trovando un’insegna di un’imbarcazione con su scritto una mezza parola “ Iana” molto probabilmente una nave caduta in chissà quale vortice di vento o d’acque.
Io e nigel ci scambiammo una veloce occhiata dove si leggeva la nostra apprensione. Nigel da buon marinaio diede una rapida occhiata verso l’orizzonte. Scosse la testa e mi fece cenno di
tornare indietro, fu in questo momento che udimmo urla di due persone, molto probabilmente chi si era salvata dall’affondamento della nave.
In lontananza vedemmo una nave che con la vela totalmente nera, si avvicinava a due figure attaccate all’albero di un’imbarcazione che ormai galleggiava facendo da supporto per quei
Sventurati. Io sotto consiglio di Nigel estrassi il piccolo cannoncino che portavamo sempre con noi per la difesa e lo caricai. Con una manovra da censura Nigel riuscì ad andare verso le due figure, ma intanto la nave con la vela nera si avvicinava sempre di più. Io da lontano riconobbi Angela e Raffi che disperate chiedevano aiuto. Una corsa contro il tempo ecco cosa era quella specie di regata. Nigel con una manovra da stratega del mare riuscì a mettere la nostra imbarcazione tra le due naufraghe e la nave con la vela nera, riuscendo così a dare una sorta di protezione alle due amiche. Io rimasi pronto con il cannoncino carico, ed al primo accenno di velleità della nave con la vela nera, sparai un colpo direttamente al drappo lacerandolo in più parti. Immediatamente Nigel raggiunse le due naufraghe ed io con un altro colpo caricato mi prestavo a ricolpire la nave, quando una sventagliata di proiettili sfiorò la nostra piccola goletta. La freddezza di Nigel ha permesso di farci mettere la nostra imbarcazione dietro gli scogli, facendo di fatto che questi diventassero scudo dalla minaccia.
Angela e Raffi erano spaventatissime, e Nigel diede loro una goccia di cordiale per farle riprendere. La nostra goletta tornò al suo letto, mentre la nave con la vela nera ormai lacerata, si dovette allontanare verso il largo.
Chi erano quelli sulla nave con la vela nera? Come mai Angela e Raffi erano inseguite?
Ne io ne Nigel chiesimo nulla poiché prima di tutto si doveva far rifocillare e riposare le naufraghe, intanto raccontammo tutto a Tomaso Carloe Gianna, la quale si prodigò nel preparare un buon pasto alle due poverette.


Davanti ad un manicaretto di Gianna le due amiche iniziarono a raccontare la loro avventura, iniziò Angela.
Sulla terra ferma una sommossa stava facendo incetta di tranquillità e serenità, i briganti hanno ormai preso il potere, e hanno imprigionato chi dissentiva da loro. Io e raffi siamo scampate per caso a questa sommossa, nascondendoci nella vecchia casa di Luca che ormai sapevano via da quelle terre. Una notte decidemmo di partire anche noi per raggiungere almeno >>la terra di reveland<<, ma la mia imbarcazione era stata scovata e distrutta nel rogo di giorni prima.” Qui angela si interrompe e ebbe uno sguardo malinconico per la sua imbarcazione a cui era molto legata per i suoi trascorsi e il suo vissuto. Continuò Raffi il racconto dicendo:”si, l’unica imbarcazione rimasta era la mia, >>la veneziana<< ed allora in piena notte riuscimmo a raggiungere il piccolo porto dove era nascosta la mia piccola nave.” Qui raffi ebbe un lungo momento di riflessione, che permise a Gianna di donare alle amiche un sorriso rassicurante. Io Nigel Tomaso e Carlo eravamo estasiati dal racconto delle due coraggiose viaggiatrici.
Raffi riprese il racconto:” La luna ci diede una mano con la sua immensa luce notturna e salpammo verso le due e mezza di notte, riuscimmo a salpare senza alcun problema. Purtroppo dalla fortezza si accorsero che un’imbarcazione si stava allontanando dalla terra prendendo il largo. Ci misero alle costole la nave >>bodrogo<<>>Bodrogo<< è nave veloce ed in poche ore riuscì a cancellare il nostro margine.
Sia io che Angela siamo riusciti a contenere i loro attacchi, convinte che ci volevano vive perciò alle nostre manovre evasive i rivali avevano la mano morbida poiché sparavano solo delle piccole scariche di avvertimento.”
Qui raffi prese un boccone e lasciò continuare Angela nel suo racconto.
“si infatti è andata avanti per alcuni giorni sin quando decisero di sparare una bordata con il cannone che devastò >>la Veneziana<<. La palla di cannone spezzò il ponte in due, ma raffi ebbe la prontezza di staccare l’albero della vela e gettarlo in mare. Ci buttammo in acqua, ed io riuscì a vedere in lontananza della terra, e con la speranza nel cuore siamo riuscite a condurre il nostro pezzo di salvezza verso quel brandello di speranza. Raffi vide del fumo verso quella spiaggia e decidemmo di urlare più che potevamo. Il resto poi lo sapete grazie a Nigel e a Mut eccoci qui!”
Angela sorrise terminando il proprio cibo nel piatto. Tomaso ricordò di aver visto due navi che si avvicinavano ed allora comprese chi fossero quelle due imbarcazioni. Insieme decidemmo di fare una sorta di protezione all’isola, e così si decise il piano di difesa.
continua

Spero che anche questa terza parte l'abbiate pure gradita.
Vi lascio con un forte abbraccio dal vostro sempre amico.
Tomaso



martedì 27 agosto 2019

RACCONTO DEI TRE MOSCHETTIERI DEL FARO SECONDA PARTE

Secondo post.

Carissimi amici e amiche, ecco la seconda parte!!!
voglio far vedere qualche foto di Desenzano, noi molto felici

queste cose non è possibile dimenticare


Un Poco di cordiale per dare a Nigel, che si destò al forte sapore del liquore. Facemmo una lettiga di fortuna e portammo Nigel su un comodo letto. Il guardiano appena riuscì a parlare ci raccontò del naufragio, ma era troppo debole per farlo continuare e lo lasciammo riposare in casa di Carlo e Gianna per avere assistenza continua. Nigel passò la notte convulsa dicendo parole come “il mio faro, la nave, caduto, no no caduto!”. Gianna con i suoi manicaretti e le cure mie e di Carlo il nostro Guardiano si riprese in tre giorni, e così iniziammo a chiedere se ci avesse raccontato la sua storia e di come fosse giunto sull’isola.
La costruzione del faro era già iniziata da tempo, con l’intento di non far cadere nelle spire del delle tenebre le navi che passavano di li, segnalando l’esistenza del nostro piccolo eremo.
Nigel si mise ben presto in forza e ci aiutò a costruire il faro dirigendo i lavori in maniera impeccabile. Un direttore Eligio e preciso così facendo il faro divenne pronto in alcuni giorni. Finalmente ci ritrovammo noi quattro lassù sul faro davanti ad un piatto preparato da Gianna, ma se mi chiedete come si chiamasse non ne ho idea, poiché lo chiama in dialetto napoletano e non ho ben chiaro come si dica.
Carlo stappò il suo buon vino, e il fremito del vino schioccava e cantava già nel bicchiere. Dopo qualche risata Nigel si fece serio e guardandoci iniziò a raccontare la storia di quei giorni avversi e dei motivi del suo naufragio.

Avventura sull’isola che c’è parte 4

Dei barbari attaccarono la nostra spiaggia e misero a ferro e fuoco il mio faro.” Così iniziò il racconto di Nigel, che si soffermò sulla finestra del nuovo faro come a guardare il suo vecchio eremo il quale ormai non esisteva più.
Carlo rimase senza parole Gianna incredula dalle parole mentre io mi infuriai inveendo con il fumo agli occhi, e sbattendo i pugni sul tavolo. Nigel continuò dicendo: “io sono riuscito a fuggire grazie all’aiuto di una misteriosa fanciulla, che mi aiutò a prendere la mia barca che misi in mare in piena notte…..il resto lo conoscete.” Io cercai di scrollare via quella cappa di malinconia versando del vino nei bicchieri dei miei tre amici e brindando alla buona sorte che ci aveva fatto rincontrare.
Da quella serata i giorni trascorsero serenamente e i lavori di costruzione del villaggio sull’isola proseguivano.
In una domenica di sole mentre noi ci dedicavamo ai nostri passatempi, Nigel seduto in spiaggia a scrivere, io con la mia cetra costruita da me con mezzi di fortuna cantavo e declamavo i versi del nostro guardiano, Gianna leggeva e Carlo era andato in perlustrazione dell’isola, il nostro poeta emise
Un richiamo per tutti un “guardate gente guardate l’assù!”
Tutti noi vidimo un deltaplano ed una figura che maneggiava quel magnifico mezzo di trasporto in modalità eccellente.
Guardammo le spire che disegnava nell’aria e lentamente si posò sul prato vicino alla nostra spiaggia. Durante l’avvistamento facemmo gesti per indicare al misterioso personaggio la nostra presenza. L’uomo atterrato uscì dal groviglio del deltaplano e emerse una figura imponente vestita di blu e con il casco integrale. Venne verso di noi e si tolse il casco, la nostra sorpresa fu immensa quando vedemmo il volto di Tomaso sorridente e felice giunto tra noi.
Ci raccontò li per li in breve, che in mare non riuscì a arrivare poiché la sua biancotta lo tradì due volte ed allora decise di venire per cielo visto che era un ottimo aviatore.

Ci raccontò che vide almeno due barche che si stavano avvicinando all’isola. Nel frattempo arrivò Carlo che visto Tomaso si accese di felicità. Intanto io Gianna e Nigel ci guardavamo sospettosi chiedendoci se quelle barche erano minacce o meno.

Continua
Noterete che la 4° parte è quasi ripetuta, ma pensate Luca non vedente ha fatto sicuramente degli errori!!!

Abbiate pazienza arriverà presto il terzo post.

Auguro a tutti voi un buon fine settimana.

Un abbraccio dal vostro sempre amico.
Tomaso

sabato 24 agosto 2019

RACCONTO DEI TRE MOSCHETTIERI DEL FARO PRIMA PARTE

Carissimi amici e amiche.
Ecco che inizio il mio racconto dei tre moschettieri, un racconto di fantasia.
Pensate sono cinque post, dovrete perdonarmi se non saranno fatti bene.


Seguirà poi come io dividerò il resto, sono otto capitoli.

Li ho divisi in cinque post.

Vi auguro buon divertimento.

Vi ricordo che quei tanti nomi di donne e uomini sono quelli che erano nel blog.
Primo post


Carissimi amici e amiche.
eccomi nuovamente ritornato sui ricordi dei blog che io cero.
dopo aver lasciato il blog collettivo che avevo fatto il post.
Luca creo un blog e diede il nome il Faro, subito chiamò Nigel 
e io, così il faro nato nel 2007 durò oltre 2 anni.
da questa foto vedete i tre moschettieri di questo blog, 
Luca che era molto bravo in tutto, volle scrivere la vita
di questo blog che seppe stupire molti, pensate che Luca
è non vedente, aveva un PC speciale dove poteva lavorare.
Ora vengo ha questa foto, noi tre ci eravamo conosciuti in 
un newgruppofree.it nel 2006, poi nel 2007 nasce il primo blog
che vi avevo fatto vedere un post dedicato ha me, segui poi,
"il Faro" la foto che vedete è stata fatta in occasione di un nostro, incontro a Desenzano del Garda, una domenica indimenticabile
eravamo in cinque venuti da diverse regioni per incontrarci.
eccoci tutti cinque.


Cinzia con i due cavalieri!!!
questi siamo i tre moschettieri del "Faro"
Sottostante ho copiato le prime due parti del racconto,


Avventura sull’isola che c’è parte 1

La mia avventura ha inizio quando decisi che il luogo dove stavo non era più consono alla mia persona.
Era lì la mia bella barchetta Blu, la "obergin" si così si chiama, perché assomiglia ad una mezza melanzana ma blu. Dicevo, la mi a barca era lì pronta per la pesca mattutina,che consisteva nella gettata delle reti per pescare emozioni e idee.
la sera prima di partire andai a trovare Nigel su sul faro, portandogli un poco di castagne che sapevo gli “Dei barbari attaccarono la nostra spiaggia e misero a ferro e fuoco il mio faro.” Così iniziò il racconto di Nigel, che si soffermò sulla finestra del nuovo faro come a guardare il suo vecchio eremo il quale ormai non esisteva più.
Carlo rimase senza parole Gianna incredula dalle parole mentre io mi infuriai inveendo con il fumo agli occhi, e sbattendo i pugni sul tavolo. Nigel continuò dicendo: “io sono riuscito a fuggire grazie all’aiuto di una misteriosa fanciulla, che mi aiutò a prendere la mia barca che misi in mare in piena notte…..il resto lo conoscete.” Io cercai di scrollare via quella cappa di malinconia versando del vino nei bicchieri dei miei tre amici e brindando alla buona sorte che ci aveva fatto rincontrare.
Da quella serata i giorni trascorsero serenamente e i lavori di costruzione del villaggio sull’isola proseguivano.
In una domenica di sole mentre noi ci dedicavamo ai nostri passatempi, Nigel seduto in spiaggia a scrivere, io con la mia cetra costruita da me con mezzi di fortuna cantavo e declamavo i versi del nostro guardiano, Gianna leggeva e Carlo era andato in perlustrazione dell’isola, il nostro poeta emise
Un richiamo per tutti un “guardate gente guardate l’assù!”
Tutti noi vidimo un deltaplano ed una figura che maneggiava quel magnifico mezzo di trasporto in modalità eccellente.
Guardammo le spire che disegnava nell’aria e lentamente si posò sul prato vicino alla nostra spiaggia. Durante l’avvistamento facemmo gesti per indicare al misterioso personaggio la nostra presenza. L’uomo atterrato uscì dal groviglio del deltaplano e emerse una figura imponente vestita di blu e con il casco integrale. Venne verso di noi e si tolse il casco, la nostra sorpresa fu immensa quando vedemmo il volto di Tomaso sorridente e felice giunto tra noi.
Ci raccontò li per li in breve, che in mare non riusciì a arrivare poiché la sua biancotta lo tradì due volte ed allora decise di venire per cielo visto che era un ottimo aviatore.
Ci raccontò che vide almeno due barche che si stavano avvicinando all’isola. Nel frattempo arrivò Carlo che visto Tomaso si accese di felicità. Intanto io Gianna e Nigel ci guardavamo sospettosi chiedendoci se quelle barche erano minacce o meno.
piacevano molto con i cavoli freschi in insalata. Entrai dopo aver bussato lievemente, lo vidi lì chino sulle carte con una faccia un po' sconfortata e senza il suo solito sorriso rasserenante. Appena mi vide mi disse:"huè guagliò, che cos'hai?" io non risposi, o meglio diedi colpa alla stanchezza del lavoro ed all'assenza di vacanza. Avevo qualche cosa nel groppone, e dopo aver posato le castagne sul tavolo mi sedetti al tavolino davanti proprio al guardiano. Presi la bottiglia di nigerinod il liquore del faro posta proprio sul centro e versai un po' di quel nettare nel mio bicchiere. Ne versai anche a Nigel che preso dallo scrutare delle sue carte non si accorse immediatamente del bicchiere pieno e delle castagne. Attesi qualche attimo e finito il suo lavoro il viso di Nigel si illuminò alla vista delle castagne e del bicchiere pieno. mi ringraziò con il suo sorriso confortante e lasciò da parte le sue carte. presi il bicchiere e attraverso la luce fievole della lampada appesa al soffitto, guardai la limpidezza di quel nettare che solo il guardiano riusciva a fare così mirabile.
Dopo il nostro solito santé, ci scambiammo uno sguardo di intesa perché sulla bottiglia c'era impressa la foto di lui con un grosso pesce, facendomi intendere che era un piccolo fotomontaggio per rendere il luk
 della bottiglia più carino. Iniziarono a parlare del più e del meno ed io all'improvviso gli scagliai addosso queste parole:"Nigel, io me ne vado!" mi guardò sbalordito, e spiegai velocemente cosa volessi fare.
 
Alle mie spiegazioni annuiì, e si voltò verso la finestra che dava sulla piaggia. Lo aiutai a girare la lanterna del faro nel giusto verso e dopo salutai il mio vecchio amico, dicendogli che un giorno non troppo lontano ci saremmo rivisti.
Il profumo del suo liquore mi lasciava quel ricordo un po' scanzonato dei momenti migliori. Chiusi la porta sapendo che quella era l'ultima volta che scendevo quelle scale.
La mattina dopo molto presto misi la mia Obergin in acqua e lasciai quella spiaggia con il cuore pieno di tristezza.
Luca.
Avventura sull’isola che c’è parte 2

La mia obergin aveva appena lasciato la baia del faro, quando il sonno mi colse implacabile infatti la stanchezza di quei giorni fu tale da togliermi le forze.
Sentivo solo il dolce carezzare dell’aria sulle gote e mi staccai dal mondo reale perdendomi nei meandri dei miei sogni. Si amici, mi addormentai come un pupo.
Il mare era un po’ agitato, pareva che la mia obergin desse fastidio al dio Nettuno. Inquietamente all’orizzonte vidi nuvole nere che lentamente si avvicinavano e la paura si stava insinuando nelle pieghe dei miei pensieri.
Immediatamente spensi il motore e cercai di ascoltare cosa il vento mi raccontava, ma le nubi si avvicinavano sempre di più. La mia Obergin ebbe un sussulto laterale, che spostò la prua verso ovest e mi accorsi di un puntino indefinito. In quel momento la mia speranza riprese vigore come una fiamma in un caminetto che al gettar di legna rivive.
Riaccesi il motore e girai a manetta la manopola del gas.
Il puntino si ingrandiva sempre di più, man mano mi avvicinavo e i confini diventavano sempre più definiti. Vidi una figura che pareva far gesti strani, mi accorsi che sventolava un fazzoletto rosso e con mia immensa sorpresa notai che era Carlo.
Attraccai incredulo nel porticciolo immerso nell’euforia dello scampato pericolo, intanto Carlo e Gianna mi aiutarono a mettere in salvo la mia Obergin.
Scesi con un balzo e I due amici mi accolsero nella loro capanna offrendomi una cenetta che solo Gianna poteva fare. La notte venne un acquazzone che se fossi rimasto in mare mi sarebbe stata fatale sia per me che per la mia magnifica Obergin.
Il giorno dopo iniziai a costruire la mia capanna e con Carlo decidemmo di costruire un villaggio usando i materiali trovati su quel suolo nuovo e meravigliosamente rigoglioso. Carlo mi insegnò da fare i mattoni e io provai a creare del cemento. Lentamente riuscimmo a fare una buona quantità di materiale, e in accordo con Gianna prendemmo la decisione di fare anche un faro, per aiutare le persone che passavano di lì ad orientarsi. Erano passati alcuni giorni dal mio approdo sull’isola, e mi risvegliò un forte rumore. Ancora mezzo addormentato, scrutai le onde e la spiaggia, tutto ad un tratto vidi dei resti di legname i quali potevano essere di un imbarcazione. Mi fiondai per comprendere se vi erano anche uomini su quell’imbarcazione con il cuore in gola raggiunsi i resti in un lampo. Mi si gelò il sangue quando vidi un corpo inerte sulla spiaggia riverso con la faccia nascosta da un piccolo cespuglio. Vidi che non dava segni di vita ed allora mi affrettai a raggiungere quella sagoma. Tirai verso di me quel corpo inerte scoprendo così la faccia pallida e il tempo si fermò quando vidi che quell’uomo era Nigel.
Continua

Spero  piaccia questo racconto, ha me mi ha 
molto sorpreso che Luca sia stato così bravo!!! 
Un forte  e sentito abbraccio dal vostro amico.
Tomaso

Buon fine settimana a tutti che leggeranno questo racconto.

Tomaso

giovedì 22 agosto 2019

CARISSIMI QUESTO POST È SOLO PER ORIENTAMENTO

Carissimi amici e amiche.

Vi voglio fare una bella sorpresa, io credo che la gradirete.


Un terzetto formatosi


Tutti mi conoscete da quando ho creato il mio blog, dicembre 2008 ma prima!!!

Ebbene, voglio partire dal 20o7-7 vi racconterÒ la storia dei tre moschettieri newgruppofree.it da li è nato tutto. 

È un lungo racconto.

Pensate che saranno 5 post, che pubblicherò appena avrò finito di prepararli.

Vi lascio augurandovi una buona giornata con un forte abbraccio.

Dal vostro affezionato di sempre amico,

Tomaso



lunedì 19 agosto 2019

IL PASSATO, QUALCOSA RIMASTO NELLO SCRIGNO DEL CUORE

Carissimi amici e amiche, oggi vi voglio stupire, vi faccio vedere cosa

avevo scritto in un vecchio post, so che rimarrete un po stupiti ma è realtà


IL VESTITO DELLA PRIMA COMUNIONE

BUON GIORNO AMICI ED AMICHE.

Oggi mi sento in vena di raccontarvi una semplice storia.


Siamo negli anni difficili per tutti, 1937 - 1940, in un piccolo paese che vive a stento; il 90% degli uomini sono emigrati stagionali.


Una massaia per sbarcare il lunario cerca in tutti i modi di guadagnare qualche lira per i suoi cinque figli, facendo la lavandaia per i soldati alloggiati nei vecchi edifici delle scuole. 

La massaia lavava e stirava, utilizzando ed ogni minuto per il benessere della famiglia.


In quel periodo le scarpe costavano molto e i soldi non erano mai abbastanza.


Un giorno vidi quella signora con un vecchio copertone di bicicletta in mano, a un tratto chiamò uno dei bambini e gli misurò la pianta del piedino e con un vecchio coltello ben affilato ritagliò dei pezzi a forma di piedi; rimasi sorpreso quando vidi che stava lavorando con della vecchia tela di canapa e altri strani ritagli.

Due giorni dopo erano nati un paio di sandali. Fu una cosa geniale per tutta la famiglia, ne confezionò un paio, erano molto leggeri e ci si camminava comodamente.

Le voci si sparsero in fretta ed in paese tutti ne parlavano. Ogni giorno andavano a chiedere alla signora se poteva farne anche per loro e le portavano vecchie stoffe di tutti i tipi. 

La signora andò da un vecchio calzolaio e gli chiese se poteva avere una vecchia forma di ferro, quella dove si appoggiano le scarpe per ripararle. 

Il calzolaio guardò nel suo magazzino e le regalò uno di quei ferri. Ricordo come fosse ieri che la donna era felice. 

Aveva trasformato la piccola stanza dove viveva in un vero laboratorio pieno di forme e misure varie di piedi. 

Non aveva mai tempo per riposare; quel lavoro le dava una certa sicurezza per i suoi cinque figli.

Un giorno arrivò una signora considerata in paese una persona benestante, portò un pacco con della stoffa e disse: - Maria, guarda se con questa stoffa puoi fare un bel paio di sandali per me e le mie figlie.

Maria, che era il nome della signora che eseguiva questi lavori, esaminò attentamente la stoffa e disse: Tutto si può fare, ma questa stoffa non è duratura; se lei accetta io mi prendo questa staffa e le metto della tela molto resistente e di sicuro verrà bene.

La signora rispose che per lei andava bene.

Maria guardò quella stoffa e vide che era un pezzo molto grande e che forse avrebbe potuto realizzare qualcosa di molto importante.

In paese intanto si stavano facendo dei preparativi per i bambini, perché dopo qualche settimana ci sarebbe stata la prima comunione e tutti pensavano al vestito per i comunicandi.

Detto e fatto, Maria prese il bambino e si recò dal vecchio sarto che in paese faceva di tutto e gli chiese se la stoffa sarebbe bastata per un piccolo giubbino e un paio di
pantaloni per il suo bambino che avrebbe fatto la prima comunione. 

Il sarto prese le misure e con diverse giunture quasi invisibili gli confezionò un vestitino carino. Venne il giorno della prima comunione e anche un povero bambino fece una gran bella figura.

Questa storia sembra una favola, ma è una storia vera. 


Ve lo può testimoniare quel bambino, quel bambino ero io.


Tomaso Scarpel


Spero che abbiate gradito questa mia idea di ripubblicare tutto questo.

Un abbraccio a tutti con sempre un profondo affetto che conservo nel cuore.

Tomaso 

sabato 17 agosto 2019

IL CANTIERE CONTINUA, OGNI GIORNO CE SEMRE COSE NUOVE

Carissimi amici e amiche, ora vi voglio far vedere che cosa è scritto sul giornale,

la  notizia è nel settimanale del comune di Bülach di questa settimana,

danno delle interessanti spiegazioni a tutti i cittadini di Bülach, ecco la notizia.

Quello che verrà usato per la costruzione del nuovo palazzo del comune di Bülach


palazzo a 4 piani elevati,  due interrati.

100 Km. Di cavi. 2.5 Km. Canali per ventilazione aria.

3.5 Km.riscaldamento oppure clima.

485 tonnellate di acciaio.

4200 metri cubi, di cemento armato.

Sarà costruito in tre tappe.

6 mesi per le fondamenti.

6 mesi per la costruzione del palazzo.

6 mesi per tutte le rifiniture interne.

Consegna delle chiavi a gennaio 1021.

in primavera 2021 il comune sarà inaugurato, gli uffici tutti aperti.


Parlando del cantiere ecco sottostante 2 ultime foto


foto fatta dal nostro appartamento
questa invece sono sceso per farla da vicino

questo video è la Situazione del cantiere 9 agosto 2019
mattina fatto del mio appartamento.





Questo sottostante fatto pomeriggio del 9 agosto

e stava piovendo, lo ho fatto vicino il cantiere

sottostante fatto 12 agosto da vicino
sottostante fatto 16 agosto dal mio appartamento

augurandovi un buon fine settimana, vi lascio con un forte abbraccio.

Tomaso

giovedì 15 agosto 2019

ECCO NUOVAMENTE IL VIAGGIO DELLE SORPRESE CHE CI HA DIVERTITI

Carissimi amici e amiche, pensandoci
credo che non tutti abbiate visto questo
mio viaggio delle sorprese fatto nel 2001.
Così oggi lo ripropongo e credo che chi
non lo ha ancora visto avrà sicuramente 
piacere di vederlo, è molto lungo, prendetevi
il tempo necessario, ne vale la pena.


Tutto incominciò quando la sorella di mia moglie disse noi quattro, cioè sorelle e mariti, dobbiamo fare un viaggio, così andremo anche a trovare il fratello che era emigrato in Canada, lei organizzò tutto con l’aiuto di una agenzia di viaggi di Verona, questo viaggio, prima settimana volo Venezia Londra, e poi Londra Toronto, dove ci si saremo fermati una settimana, seconda settimana con una macchina noleggiata a Toronto si sarebbe andati verso New York facendo delle tappe in diversi luoghi, fermandosi nei motel delle piccole località, la macchina sarebbe poi consegnata all’aeroporto, la Guardia, a New York la terza settimana già programmato l’hotel con una piccola crociera nella baia di Manhattan,
Volo di ritorno, New York, Londra, l'ultima settimana, poi volo Londra Venezia,   

Sabato 5 Maggio 2001
Partiti da Venezia tutto sembrava bene arrivati a Londra dovevamo cambiare aeroporto.
Per prendere il volo intercontinentale, li successe già qualcosa in spiegabile che poi lo abbiamo capito in volo, eravamo tutti in attesa di partire, dentro il velivolo ma e passato 30 minuti  nessuno di noi capiva l’inglese cera un gran mormorio, alla fine finalmente l’aereo è partito, normalmente su un volo intercontinentale raggiunto una certa quota incominciano a portare da bere e prepararsi per il pranzo, vidi che qualcuno aveva con se degli alimenti e incominciavano a mangiare, capii subito che qualche cosa non andava, andai da una hostess, e gli feci capire che volevo sapere cosa stava succedendo, capii subito! Sciopero delle cucine dell’aeroporto, immaginate affrontare 10 ore di volo senza niente da mangiare, io da vero arrabbiato gli dissi di darmi qualche cosa da mangiare altrimenti avrei combinato qualche cosa, venni il capitano, così fra italiano e tedesco ci siamo capiti, portarono tutta la riserva dei biscotti e greche tutto ciò che era nel velivolo da bere ci hanno portato acqua minerale, coca cola, tanto per tenere un po’ calmi i passeggeri, solo quei pochi che sapevano del sciopero si erano procurati, dei sacchetti da viaggio gli altri cioè la maggioranza non sapeva niente.
Arrivo a Toronto Canada era perfettamente in orario, tutti coloro che non avevano avuto il pranzo ci siamo recati in ufficio della 
British Airways, noi tutti volevamo reclamare, ci hanno fatto riempire un formulario, che poi alla fine del viaggio ci avrebbero rimborsato dei soldi,
La sorpresa non era finita, una valigia di mia cognata era stata smarrita, un'ora per sapere dove fosse la valigia, era rimasta a Londra e poi imbarcata per L’Australia ci chiesero un indirizzo di recapito noi quella settimana eravamo in casa del fratello di mia moglie, che poi ci avrebbero portato la valigia quando sarebbe arrivata, mia cognata chiese dei soldi per comperare biancheria intima, perché si trovava tutta in quella valigia gli diedero 50 dollari per prendere il necessario, dopo due ore finalmente abbiamo potuto andare a prendere la macchina già prenotata abbiamo avuto una 
Oldsmobile targata New York una di quelle che era venuta dagli stati uniti quelle grandi autonoleggio fanno sempre così per riportare la macchina nella loro sede, con la macchina abbiamo potuto visitare Toronto una grande metropoli, la cosa straordinaria è stata salire sopra la torre che sovrasto Toronto il panorama era veramente mozza fiato

La maestosa torre.



denominata. CN Tower, alta 553 Metri ce una veduta di tutta la metropoli un ristorante all’altezza di 350 metri tutto il ristorante e girevole è un anello completamente in vetro così intanto che si pranza vedi tutta la città gira lentamente non si percepisce niente, ci impiega circa una ora a fare il giro 

completo.






Due vedute dalla torre
Tre giorni dopo arrivò la valigia per fortuna tutta intera, e così mia cognata poté finalmente usare la propria biancheria, mia moglie l’aveva aiutata con la sua.
Terminata la prima settimana ci preparammo per partire sperando che tutto andasse per il meglio.

Vorrei farvi notare che le foto non sono di buona
qualità, la ragione è che erano fatte in diapositive, e poi fotografate nella proiezione fatte da me.



Partimmo al mattino presto diretti come prima tappa Niagara 3 ore circa di auto eravamo sul posto, da lontano si vedeva come un grande nuvolone molto basso, noi pensavamo alla pioggia invece si trattava della nuvola che formava le cascate cadendo basta che si sia un po’ di vento lo spettacolo è assicurato.
A Niagara non fu difficile trovare un motel per dormire.






Niagara di notte, è uno spettacolo con quei grandi riflettori che le illuminano variando i colori, bisogna vedere per credere. una meraviglia











Passiamo il confine dal Canada agli stati uniti entriamo a Buffalo città di confine dove pure
ci sono le cascate del Niagara americane, anche qui le cascate sono indescrivibile.
Dopo il lungo controllo della polizia di frontiera che ti controllano dalla a alla z, molto pignoli.
Io guidavo al mio fianco mio cognato con carta stradale, per chi non è mai stato sulle autostrade in America, sono molto più grandi delle nostre la cosa che subito abbiamo notato che erano solo segnate con dei numeri e non il nome delle località, il nome delle località si potevano leggere solo quando ci si trovava a una certa distanza.
Prendemmo il numero della strada con la quale andava verso New York, seguimmo sempre il numero che portava verso New York dopo 5 ore ci fermammo a un grande ristorante guardiamo la pianta della località e ci accorgemmo che avevamo preso si il numero giusto ma dalla parte opposta, immaginate le nostre risate a noi stessi così abbiamo chiesto all’informazione cosa ci consigliavano l’America è bella ma non conoscono tanto le altre lingue, fu difficile farci spiegare fra il tedesco, italiano ci siamo capiti la soluzione era proseguire fino Chicago e da li poi cambiare autostrada, non abbiamo voluto uscire dalla autostrada per andare nel labirinto delle strade secondarie, la prima tappa l’abbiamo fatta vicino Chicago, le piccole città fuori delle grandi metropoli sono molto interessanti se vede in giro gli sceriffi caratteristi con quel grande cappello anche i ristoranti erano veramente interessante, le strade con tutti quei fili elettrici e cavi a fianco delle strade un vero groviglio, alla sera abbiamo discusso del giro più lungo effettuato causa lo sbaglio della strada, abbiamo dovuto c’ordinare le tappe perché sabato mattina dovevamo consegnare la macchina all’aeroporto, la Guardia di New York, tutto prosegui bene nei prossimi due giorni.




Piccola tappa in un centro commerciale
Venerdì vedendo che eravamo leggermente in ritardo abbiamo dovuto accelerare i tempi,
Sapete negli stati uniti il limite di velocità è di 65 miglia, venerdì sera vedendo che eravamo un po’ in ritardo ho un po accelerato per arrivare a circa 50 Km. da New York . Era già le ore 22.00 siamo usciti dall’autostrada per cercare in una piccola località un Hotel oppure un Motel,
Abbiamo attraversato tutta la località piano piano sperando di vedere un hotel, niente in vista
Ritornammo in autostrada aumentai la velocità, ad un certo punto senti un suono delle sirene della polizia che era dietro di me, pensavo che stesse passando ma mi sbagliai, eravamo noi presi di mira, mi fecero segno di fermarmi, ancora non avevo capito cosa veramente stava succedendo, mi fermai al lato della strada su un terreno ghiaioso, sapete la corsia di emergenza non è come in Italia, li è tutta un’altra cosa, la macchina della polizia si fermò dietro di me lasciando le luci blu in funzione, ci fu un silenzio totale, era una serata molto buia.
Passarono due lunghi minuti, poi io feci uno sbaglio, dopo solo mi resi conto, aprii la parta della macchina, sentii una voce che grido in inglese di non muovermi, sono stati momenti eterni, dopo circa 10 minuti vidi due ombre con delle torce che illuminavano la nostra macchina, avevano in testa quel famoso grande cappello, mi ricordai di certi film visti in televisione, solo che adesso era realtà, si fecero avanti ci scrutarono uno per uno con le torce, noi in macchina fermi come quattro manichini poi aprirono la mia porta ci guardarono sospettosi, subito però si accorsero che eravamo quattro innocui anziani un po’ spaventati,
mi chiesero i documenti, furono parole inutili perché con il mio tedesco e italiano servi proprio a niente loro parlavano solo l’inglese, fu così, mimando con movimenti ci spiegammo che eravamo europei e che eravamo in viaggio, loro ci fecero capire che vedendoci nel suo circondario a quell’ora andando cosi piano e guardando fuori, noi cercavamo un posto per dormire, per il sceriffo eravamo dei sospetti la macchina targata New York,
E ci hanno seguiti a luci spente era lo sceriffo e il suo assistente, poi vedendo che io sorpassai i 65 miglia, volevo trovare un hotel in fretta, eravamo molto stanchi, in 10 minuti fu tutto chiarito, si fecero capire che avevano saputo dalla centrale che la macchina veniva da Toronto di sicuro le informazioni l’avranno avuto via radio ciò spiegava perché era passato parecchio tempo da quando eravamo fermi, prima che loro scesero dalla macchina, si può dire che ci è andata bene, non mi fecero nemmeno la contravvenzione, ci fecero segno di seguirli, noi non avevamo un’altra scelta, siamo usciti nella prossima città e ci hanno accompagnato fino davanti ad un hotel, ci strinsero la mano e se ne sono andati, più tardi nel salone dell’hotel
Abbiamo riso della speciale avventura, poi abbiamo finalmente potuto cenare, e subito a letto domani mattina dovevamo entrare a New York.

Dopo una bella dormita e poi fatto colazione siamo partiti alla volta di New York, un ora dopo già vedevamo da lontano gli enormi grattacieli, ci siamo poi fermati in un parcheggio,
Per vedere bene le strade avevamo le carte stradali molto chiare, io guidavo e avevo mio cognato che guardava per potermi aiutare, vi posso assicurare che per uno che non è mai stato a New York entrare su quelle grandi strade da 5-6 corsie sembrava facile guardando la carta, ma quando eravamo sul posto abbiamo provato a seguire il segnale Aeroporto, ma purtroppo dopo aver passato due grandi ponti dove all’entrata del ponte cera da pagare il pedaggio, non vidi più il segnale aeroporto, continuammo sperando di rivedere quel segnale ma non fu così.
Decidemmo di fermarsi a chiedere informazioni con la speranza che capissero le nostre lingue.
Eravamo in una zona di grandi depositi, io e mia cognata andammo in un grande deposito di auto vecchie ci venne incontro un uomo a fatica gli spiegai che dovevamo andare all’aeroporto la guardia, ci ascoltò attentamente poi si rivolse a uno degli operai parlarono un po’ con lui poi mi disse, almeno noi abbiamo questo inteso, di seguire la sua macchina, noi lo abbiamo seguito per circa 15 minuti passammo anche un grande ponte, lui pagò il pedaggio e poi andò un po’ più avanti quando io volevo pagare mi fece sogno che era già pagato dall’altro, rimasi di stucco vedendo quanta gentilezza da uno sconosciuto, mezzora dopo vidi i grandi cartelloni che indicavano l’aeroporto. Ancora quando era stato programmato il viaggio avevamo chiesto se era possibile salire sopra una delle torri gemelle, ma ci hanno detto che era difficile bisognava averlo molto prima programmato, allora abbiamo deciso di salire sul Empire State, dopo una lunga coda finalmente siamo saliti sull’ascensore rapido, che in un baleno ti porta al 118° piano, dopo un altro ascensore ti porta sulla terrazza del belvedere, quel panorama che vedi da tutte le direzioni è veramente grandioso 
New York, visto dal grande terrazzo dell'Empire Stadt


Due cose specialmente
mi a incantato, una vedere il Central Park un grande polmone verde in mezzo a una così grande metropoli con all’interno i laghetti con anitre selvatiche, la seconda, vedere le due torri gemelle ancora più alte dell’Empire State, nessuno avrebbe mai sognato che tre mesi dopo sarebbero state abbattute dal famoso attentato terroristico 
dell’11 settembre.
Dopo scesi Empire State Building

 abbiamo fatto una passeggiata al Central Park è straordinario vedere quanta gente si trova in quelle vie all’interno che con pattini a rotelle chi si sta allenando forse per le maratone, se poi ti siedi in una panchina non passa molto che si avvicina cautamente qualche scoiattolo se prima ti sei procurate delle noccioline ti vengono fino sulla panca.
Ritornando al nostro hotel già pensavamo a domani che alle dieci ci dovevamo trovare al molo 12 da dove si partiva con la mini cuocere che comprendeva, pranzo sempre girando nella baia
Visita all’isola della statua della libertà e poi cena, cera in noi un po’ di ansia speravamo che tutto andasse bene.
Siamo andati a piedi dall’hotel fino al molo 12 il battello era che aspettava tutti quelli che avevano prenotato siamo saliti in coperta una grande terrazza da dove si poteva ammirare tutta Manhattan sotto coperta un grandissimo salone tutto ben addobbato un grande palco che più tardi sarebbe preparata una orchestra, abbiamo preso posto sui tavoli ben sistemati con un pullman e arrivata l’orchestra e si è sistemata alle 11.00 il battello prese il largo nella baia, l’orchestra intonò la canzone di Frank Sinatra New York! New York! Un cantante non tanto male cantava sempre, incominciarono a portare l’aperitivo a scelta era veramente bello vedere la grande metropoli dal mare è qualcosa di indescrivibile vedere le torri gemelle dal basso nella baia


sembravano che toccassero il cielo era una giornata bellissima, cera un sole splendente passare sotto i grandissimi ponti vederli da vicino specialmente il ponte di Brooklyn, e tante altre attrazioni,
nel pomeriggio dopo il pranzo chi a voluto e salito in coperta per vedere meglio ogni cosa passare vicino la statua della libertà non avrei mai immaginato che fosse così gigantesca.
È incredibile vedere alla sera quando piano piano si fa buio i grattacieli che si illuminano, queste cose le avevo solo visti nei film ma esserci è un’altra cosa, la giornata passò quasi in fretta alle 11.00 siamo arrivati al molo 12 eravamo veramente soddisfatti, nel grande piazzale molti taxi erano li per prendere i passeggeri, prendemmo un taxi in 15 minuti eravamo in hotel, già pensavamo a 

domani.





I due giorni che seguirono li abbiamo passati in giro senza una meta precisa, abbiamo visitato i vecchi quartieri dove ancora oggi ci sono negozi e ristoranti tipici italiani di tutte le regioni, una differenza enorme dalla vera metropoli dove quasi non si vede il cielo, solo qualche spiraglio fra i grattacieli, passarono in fretta i giorni e ha dire il vero eravamo già molto stanchi questa grande città è bella ma io non mi piacerebbe viverci, si è bello per una volta poter ammirare questi grandi capolavori parlo dei grandi ponti dei grandi grattacieli, poi aspetti che arrivi il tempo per ritornare da dove sei venuto erano i primi sintomi di stanchezza.
Venerdì 25 maggio durante la colazione, ci consegnarono un fax che veniva dalla agenzia viaggi, la quale ci comunicava che il volo di ritorno era stato spostato, dall’aeroporto la guardia, all’aeroporto Kennedy, molto giù lontano da New York, ci hanno assicurato che alle ore 15.00 di sabato 26 maggio sarebbe venuto una macchina prenderci all’hotel e ci avrebbero portato all’aeroporto Kennedy, ci guardammo, un po’ sorridendo, sperando andasse veramente così! Alle 15.00 arrivo la macchina e
una grande limousine a prenderci, tutto andò come le previsioni, alle ore 20.00 il volo e partito regolarmente.
Tutto andò bene questa volta il servizio a bordo è stato impeccabile.
Arrivammo ha Londra domenica 27 maggio alle ore 9.00 ora locale, con un taxi raggiungemmo l’hotel già prenotato proprio vicino piccadilly, eravamo così stanchi che abbiamo preferito andare a riposare al pomeriggio, un po’ per la stanchezza un po’ per il fuso orario, abbiamo dormito fino alla sera tardi.




Londra una grande città però ho notato che senza uno che conosca tutto ciò che offre si può solo ammirare queste grande opere comunque non era nel programma ora vedremo gireremo e vedremo tante cose prenderemo un libro con l’illustrazione delle cose storiche e foto.
Purtroppo lunedì incominciò piovere, e durò tutta la settimana, si usciva solo con i loro tipici Bus di Londra a due piani ci si metteva sopra e guardavamo Londra in quel modo.
Finalmente arrivò il sabato 2 giugno eravamo contenti che ormai era finito questo viaggio.
Di sorprese di ogni genere atterrati a Venezia cera un bellissimo tempo trovai mio fratello che mi aspettava e così ci porto al paese dove cerano le nostre macchine.
Eravamo contenti che eravamo a casa, però molto ma molto stanchi, due giorni di riposo.
E poi io partii per la Svizzera e i miei cognati per Verona.
Fine di questo stravagante viaggio.

aggiungo anche i video che a quel tempo avevo fatto.

Fine di questo stravagante viaggio.
aggiungo anche i video che a quel tempo avevo fatto.





spero che abbiate gradito questa ripetizione
del mio grande viaggio della sorprese.

ora vi lascio con un forte e sentito abbraccio dal vostro sempre affezionato amico.

Tomaso