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mercoledì 14 gennaio 2009

Continua il racconto capitolo quinto

Quete foto sono del periodo di questo capitololo non sono riuscto a fare come avrei voluto. io i miei 16 anni, mia serella che segui il suo desiderio. QUINTO CAPITOLO La vita riprese con tanta speranza, io lasciai il lavoro del panificio, trovai nel mio paese stesso Un buon posto di garzone la mia esperienza era stata valutata, anche se ero ancora molto giovane, questo era un grande panificio con un forno moderno a vapore, veniva scaldato Da un’altra parte con delle valvole speciali si iniettava il vapore dentro il forno, subito dopo con aria calda veniva assorbite le umidità, così potevamo cuocere una sfornata dietro l’altra, purtroppo anche qui dovevo lavorare alla notte, iniziavo alle ore 2,00 del mattino e terminavo verso le 13,00, Alla sera dovevo preparare l’impasto principale per far lievitare poi il pane, il quale doveva riposare fino al mattino dove circa il 20 % veniva usato ogni impasto per il pane, ormai ero abbastanza esperto per questo lavoro la retribuzione non era tanto male nonostante la mia giovane età, la cosa più brutta era che il panificio non conosceva chiusure, cioè lavorava sempre, l’uniche feste che rimaneva chiuse erano 3 giorni in tutto l’anno, Natale, Capodanno, e Pasqua, le ferie non le potevo fare perché non cerano sostituti, mi venivano pagate extra Alla fine anno, ero contento l’ostesso perché avevo un lavoro. Nel 1947 si sposo la mia sorella maggiore, in fretta le cose si dimenticarono non c’èra più la paura della sopravvivenza, ricordo che desideravo tanto avere un orologio da polso, Io come prendevo la mia paga la consegnavo tutta a mia madre, mio padre non terminava mai la stagione completa dato la sua già avanzata età non trovava sempre lavoro, Per questo la mia paga era necessaria in casa, un giorni dissi a mia madre quando mi pagheranno le ferie, con quei soldi mi voglio prendere un orologio, la mamma risposi, vedremo, forse sarà possibile, però mi disse, prima portali a casa i soldi poi vedremo, arrivarono i soldi delle ferie, feci come mia madre mi avevo detto, tutto sembrava come aveva detto, cioè un giorno, si sarebbe andati dall’orefice, per comperare quel tanto desiderato orologio. Qualche giorno dopo, ritornai a casa dopo il lavoro, mia madre mi chiamò, vieni che ti devo Far vedere una cosa, io la seguii fino in camera, e mi disse ecco il tuo orologio, vidi un grande armadio, poi lei mi disse mi dispiace caro figlio, quel armadio era molto necessario, I vestiti si rovinavano stando ammucchiati sulla sedia, così svanì questo mio desiderio, io capii mia madre, lei era responsabile di fare in modo che i soldi bastassero. Settembre 1948 gli dissi a mia madre, questa volta i soldi delle ferie non te li darò, Mi guardò, con una sguardo severo, e mi disse, che cosa vuoi fare, questa volta? Serio gli disse, ora che ho 18 anni voglio farmi la patente di guida, già dentro di me, Pensavo al mio avvenire, non avrei fatto mai più un lavoro di dover lavorare di notte, Andò molto bene in pochi mesi diedi l’esame di guida e anche teorico, fui promosso. Sapevo che mi aspettava, il sevizio militare, giurai a me stesso che dopo il servizio, avrei cambiato, mestiere. Alla fine del 1948, l’altra mia sorella di 24 anni scelse la via delle missioni, entrò in un convento per farsi suora, così la famiglia venne mancare anche quel piccolo contributo del suo lavoro in filanda, mia madre la prese un po’ male, ma la dovette accettare. Nel settembre 1948, dissi a mia madre: -Questa volta i soldi delle ferie non te li darò. Mi guardò con uno sguardo severo e mi disse: - Che cosa vuoi fare, questa volta? Serio le risposi: -Ora che ho 18 anni voglio farmi la patente di guida. Già dentro di me pensavo al mio avvenire, non avrei fatto mai più un lavoro in cui si dovesse lavorare di notte. Andò molto bene, in pochi mesi diedi l’esame di guida, anche quello teorico e fui promosso. Sapevo che mi aspettava il sevizio militare, giurai a me stesso che, una volta congedato, avrei cambiato mestiere. Nel 1949 seppi che c’èra una scuola serale, io che non avevo potuto completare le scuole dell’obbligo, mi iscrissi subito, tutti dicevano che per avere un libretto di lavoro professionale era necessario il diploma della quinta elementare, la scuola iniziò a settembre, il programma era di 6 mesi, mi impegnai subito, anche perché sapevo che, l’anno dopo avrei dovuto fare il servizio militare. Alla fine di aprile, 1950, ci furono gli esami, rimasi soddisfatto dei buoni voti ricevuti. I mesi che seguirono fui chiamato al distretto militare di Treviso, che fecero una breve selezione ci fecero dei test di capacità, di concentrazione, durarono un paio di giorni, in settembre mi arrivò la cartolina di precetto per il servizio militare, fui assegnato al terzo reggimento, di artiglieria da montagna, mi dovetti presentare ha Belluno dove cerano le grandi caserme per il CAR, Centro, Addestramento, Recclute. I primi 45 giorni di preparazione, per poi dovevano assegnarci, il posto per il resto della ferma, Che in quel periodo era di 15 mesi. Finito il CAR fui prescelto, assieme a altri per fare uno speciale corso, si trattava per i collegamenti radio e telegrafo, siamo partiti da Belluno accompagnati da un ufficiale, Siamo arrivati 12 ore dopo a San Giorgio di Cremano, in provincia di Napoli, Li era il posto dove preparavano i diversi corsi di varie specialità incominciai il corso, collegamenti radio, io pensavo che, non sarei mia arrivato, fino al termine, invece mi è subito piaciuto, era una cosa molto, interessante. Dopo le prime raccomandazioni dai istruttori, incominciò, l’alfabeto morse, che per me non immaginavo, nemmeno come funzionava, in una decina di giorni tutti, io e miei commilitoni eravamo entusiasti, le prove di trasmissioni nelle apposite maglie per dare dei dati ai comandanti di varei batterie, le notizie, ecc. formare delle frasi con . -. e -.- fu una vera esperienza, il corso durò 45 giorni, poi venni assegnato, al gruppo di artiglieria da Montagna terzo reggimento della brigata Julia, del gruppo Conegliano,nella caserma, San Rocco a Udine, ci furono assegnati al reparto comando dove si continuava a studiare, la cosa che mi sorprese che tutto quello che avevamo studiato, sull’alfabeto morse, non lo abbiamo usato per niente, ci dettero in dotazioni delle radio, riceventi,e trasmittenti, tutto veniva fatto in fonia. Una sera, in libera uscita, in città notai un, manifesto, il quale diceva se avete buona volontà, questo corso questa scuola fa per voi, si trattava di imparare e studiare fotografia, non lo so il perché a me mi venne l’idea di iscrivermi, quei poche soldi che la deca cioè la paga dei militari la usai per l’iscrizione, comperai subito dei libri, manuali, e mi buttai a capo fitto,era forse arrivato il momento, per trovare un nuovo mestiere. Tutti i permessi che potevo avere dal comando li usavo ad andare nel laboratorio fotografico. Mi esercitavo con molto interesse nella camera oscura per imparare le tecniche dello sviluppo Delle negative sia della carta, imparai a usare gli ingranditori, cominciai a conoscere le funzioni della carte e le sue specifiche funzioni secondo il negativo se era sovra esposto o sotto esposto, tutto si poteva correggere tramite il tipo di stratto gelatinoso della carta da fotografia, un giorno uscendo dal laboratorio mi incontrai con un tenente comandante del reparto comando, lo salutai di scatto come l’etichetta doveva, mi domandò cosa facevo io li. Sapevo che era vietato fare quello che facevo, al ritorno in caserma mi avrebbe di sicuro chiamato a rapporto in ufficio.
Continua

13 commenti:

  1. è uno stupendo lavoro Tomaso.. credimi^^...
    sempre un'emozione leggerti... bella la foto da quando avevi 16 anni^^

    bacioni

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  2. Cara Vane in quella foto cérano tante speranze ma poca sostanza la bicicletta l'avevo tanto sognata, ma ahimè non era mia ma del fotografo.
    Ma vedi incomincia-vano i tempi migliori per tutti noi la guerra era passata era rimasta tanta volontà.
    Un abbraccio forte, Tomaso

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  3. Se me lo permetti, mi metto tra i tuoi "Lettori".

    Anch'io, come Vane, penso che tu stia facendo un ottimo lavoro. Mi piace tantissimo.

    Ciao,
    Lara

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  4. Questi tuoi racconti mi piacciono,non vedo l'ora di leggere il capitolo sesto.
    P.S.Ogni tanto potresti farmi una visitina anche tu?
    Ci tengo alla tua amicizia.

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  5. Cara Lara sono passato a farti visita al tuo bellissimo blog ho già commentato il post che parli di quanto complicato sia oggi l'occidente che per ovvie ragioni non riesce a far decollare una vera azione per risolvere un conflitto che dura già da troppo tempo.
    La tua visita al mio modesto blog mi fa sperare che se tu così giovane ai trovato interessante ciò che faccio io continuerò fino che ne sarò capace.
    Un forte abbraccio, Tomaso

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  6. Caro Lello si vede da molto l'ontano che tu sei un amico di questo sono contento, il fatto che non sono passato
    da te la ragione era penso tecnica,
    lo spiegato anche nel tuo glog.
    un cara saluto, Tomaso

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  7. Per Lello penso che ci sia qualcosa che mi impedisce di fare nel tuo blog dei commenti.
    quest'oggi ho fatto parecchi tentativi ma senza risultato.
    Ciao e buona serata,
    Tomaso

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  8. posso dire dolo grazie , grazie. ed ancora grazie...oggi giornata dura..dovevo fare un salto da te...
    bacioooooooooooooooooooooooooo

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  9. Un grazie infinite della tua visita,
    Tomaso

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  10. Caro Tommaso,
    sto leggendo ora i capitoli del libro della tua vita. Dalle parole dei primi capitoli si percepisce quanto duri siano stati i primi: la guerra, la povertà, le difficoltà. Ma mi colpiscono molto la forza, l'iniziativa e l'intraprendenza che hai dimostrato di avere!
    Ora proseguo con la lettura dei capitoli successivi.

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  11. Che belle le foto antiche! Eri proprio un bel ragazzo Tomaso. Ed eri anche un bravo figlio.

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    1. Cara Rosa, mi fa molto piacere vedere che leggi i miei capitoli, li ce tutta la verità della mia vita. Grazie infinite della tua presenza.
      Ciao e buona giornata cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
      Tomaso

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